Cosa misura il Rapporto SDGs, e perché riguarda una struttura privata
Il Rapporto SDGs 2026 dell’ISTAT misura l’avanzamento dell’Italia verso gli Obiettivi di sviluppo sostenibile dell’Agenda 2030 delle Nazioni Unite. Il suo terzo obiettivo, il Goal 3, riguarda la salute, e lo fa con trentasette misure statistiche riferite a venti indicatori internazionali. È un documento di statistica pubblica, costruito per informare il dibattito su politiche e sistema sanitario, e non parla in nessun punto di marketing o di strutture private.
Eppure, letti dal punto di vista di chi gestisce una struttura sanitaria privata, gli indicatori del Goal 3 disegnano una mappa precisa di dove la domanda di salute si forma e come si sta spostando. La lettura non è ovvia, perché il dato di partenza è controintuitivo: la salute degli italiani, nel complesso, migliora. Il punto, per una struttura, non è celebrare o smentire questo miglioramento, ma capire dove si concentra e quanto è diseguale, perché è lì che si decide il posizionamento.
La salute migliora, e migliora sulla prevenzione
Nel 2025 la speranza di vita in buona salute alla nascita si stima in 59,1 anni, con un aumento di quasi un anno rispetto al 2024. Non è solo questione di vivere più a lungo, ma di vivere più anni senza limitazioni. E sul fronte delle cause di morte evitabili il segnale è nella stessa direzione: la probabilità di morire tra i 30 e i 69 anni per tumori, diabete e malattie cardiovascolari e respiratorie è scesa all'8,0% nel 2023, in calo costante dal 9,7% del 2013.
Questi due indicatori raccontano un fenomeno preciso: i guadagni di salute degli italiani arrivano soprattutto dalla prevenzione e dalla diagnosi precoce delle malattie croniche. Al tempo stesso, i fattori di rischio che alimentano quelle malattie restano molto diffusi: nel 2025 l’eccesso di peso riguarda il 44,7% della popolazione e il consumo di alcol a rischio il 15,8%.
| Indicatore | Valore | Andamento |
|---|---|---|
| Speranza di vita in buona salute alla nascita (2025) | 59,1 anni | +~1 anno sul 2024 |
| Morte 30-69 anni per malattie prevenibili (2023) | 8,0% | in calo dal 9,7% (2013) |
| Eccesso di peso (2025) | 44,7% | fattore di rischio diffuso |
| Consumo di alcol a rischio (2025) | 15,8% | fattore di rischio diffuso |
La lettura di mercato, che è nostra e non del Rapporto, è che la domanda di salute non si riduce con il migliorare degli esiti: si sposta. Si sposta verso la prevenzione, la diagnostica precoce e lo screening, cioè verso ciò che quei guadagni di salute li produce. Per una struttura sanitaria privata questo significa che il terreno di posizionamento più solido, oggi, non è la promessa di curare, ma la capacità documentata di anticipare, misurare e monitorare. La base di questa domanda è ampia proprio perché i fattori di rischio sono ampi, e va comunicata dentro il perimetro della normativa sulla comunicazione sanitaria, che ammette l’informazione corretta e non il messaggio suggestivo.
Quando gli esiti di salute migliorano grazie alla prevenzione, la domanda non sparisce: cambia oggetto. Si sposta da chi promette di curare a chi sa dimostrare di saper anticipare e misurare.
La geografia conta più della media
Il secondo dato che il Rapporto restituisce, e che la media nazionale nasconde, è quanto la salute sia diseguale sul territorio. Gli anni di vita in buona salute attesi alla nascita vanno dai 56,1 delle Isole e 56,9 del Sud ai 60,9 del Nord-est e 60,1 del Centro: quasi cinque anni di differenza a seconda di dove si nasce. La stessa forbice si ritrova sulla mortalità prevenibile, più bassa nel Nord-est (7,0%) e più alta nel Sud (9,1%) e nelle Isole (8,6%). Anche i fattori di rischio seguono la geografia: l’eccesso di peso arriva al 50,0% nel Sud contro il 41,9% del Centro e del Nord-ovest, e la copertura vaccinale antinfluenzale degli over 65 passa dal 64,1% dell’Umbria al 37,6% della Sardegna.
| Ripartizione | Anni in buona salute | Mortalità prevenibile 30-69 |
|---|---|---|
| Nord-est | 60,9 | 7,0% |
| Centro | 60,1 | 7,8% |
| Nord-ovest | 59,9 | 7,7% |
| Italia | 59,1 | 8,0% |
| Sud | 56,9 | 9,1% |
| Isole | 56,1 | 8,6% |
Per il marketing di una struttura questo è il dato più operativo del Rapporto, perché smentisce l’idea di un mercato nazionale omogeneo. La domanda di salute non si legge sulla media italiana, ma sul divario del proprio territorio. Dove gli esiti sono peggiori e i fattori di rischio più alti, il bisogno inevaso è più ampio, e il ruolo che una struttura privata può giocare cambia di conseguenza. È la stessa logica per cui il posizionamento locale su Google e sui servizi di mappa conta più della visibilità generica: il bacino di una struttura è il suo territorio, con i suoi divari, non un’astrazione nazionale.
Il limite, e i mercati che non esistono
C’è però un confine che questa lettura non può superare, e va detto con la stessa onestà. Nel 2025 l'1,6% delle persone di 16 anni e più ha dichiarato di non aver effettuato cure di cui aveva bisogno perché troppo costose, un dato in peggioramento. Queste persone non sono, in nessun senso, un mercato che il privato può convertire: per loro la prestazione è diventata inaccessibile, e nessuna comunicazione può né dovrebbe trasformare un’impossibilità di pagare in un acquisto. È lo stesso limite che quantifichiamo, sul versante della spesa, nell’analisi sulla spesa sanitaria privata in Italia: il bacino solvibile finisce dove comincia la rinuncia economica.
Dentro quel confine, però, il Rapporto segnala anche spazi strutturalmente aperti. La densità dei dentisti in Italia è di 0,9 ogni mille abitanti nel 2024, tra le più basse dei professionisti sanitari, a fronte di una domanda odontoiatrica che resta in larga parte a pagamento diretto. È un mercato sotto-servito nella capacità di offerta, con le implicazioni per il marketing odontoiatrico delle strutture private che abbiamo analizzato altrove. La stessa domanda che il pubblico non trattiene, per tempi di attesa o distanza organizzativa, è quella che una struttura privata può intercettare se sa proporsi con tempi certi e chiarezza del percorso, come descritto a proposito delle liste d’attesa come momento in cui il paziente decide di pagare.