Come preparare l'apertura di uno studio privato da medico ospedaliero?

Una pneumologa ospedaliera vuole farsi conoscere prima di aprire il suo studio: perché nel suo caso la comunicazione pubblica va rinviata all'uscita.

In breve. Un medico ospedaliero che progetta uno studio privato prepara in anticipo tutto ciò che non richiede di comparire in pubblico, e rinvia la comunicazione dello studio al momento in cui lascia l’ospedale e lo studio apre. I regimi di lavoro del medico dipendente consentono, a condizioni diverse, forme di libera professione: che cosa il singolo rapporto di lavoro consenta fino all’uscita va chiarito per primo, con l’ufficio del personale e, per la pubblicità sanitaria, con l’Ordine, eventualmente con l’assistenza del sindacato. Presentare in pubblico uno studio che ancora non esiste, mentre si è dipendenti, può mettere a rischio proprio la posizione da cui si vuole uscire in modo ordinato.

Una pneumologa ospedaliera che vuole uscire entro due anni

Laura ha cinquantadue anni e lavora da oltre vent’anni nel reparto di pneumologia di un ospedale pubblico. Ha deciso di lasciarlo entro due anni per aprire uno studio proprio, dedicato alla diagnosi e al controllo delle malattie respiratorie croniche. Online compare soltanto nell’elenco dei medici del reparto, sul sito dell’ospedale.

Cosa rischiava una dipendente che vuole mettersi in proprio

Metteva in gioco uno stipendio sicuro, con un mutuo ancora aperto, in cambio di un’attività di cui non poteva prevedere l’andamento. Temeva soprattutto di aprire lo studio senza che nessuno sapesse della sua esistenza, e per questo voleva cominciare subito a farsi conoscere.

La richiesta: un sito e i social prima di uscire

Laura ci ha chiesto un sito personale e una presenza sui social da avviare subito, per arrivare alle dimissioni con un nome già noto anche fuori dall’ospedale.

La verifica preliminare, i limiti del dipendente e un pubblico da costruire

Le prime conversazioni hanno cambiato l’ordine delle attività.

La verifica preliminare non era ancora stata svolta. Laura non aveva verificato che cosa il suo rapporto di lavoro le consentisse fino all’uscita, né che cosa potesse comunicare in pubblico, a proprio nome, finché restava dipendente. Da questa verifica dipendeva tutto il resto, e non spettava a noi: le risposte le danno l’ufficio del personale dell’ospedale, sulla base del contratto e del codice di comportamento dell’azienda, e l’Ordine dei medici, ciascuno per la parte di sua competenza; il sindacato può assisterla. Le abbiamo consigliato di cominciare da questa verifica, prima di qualsiasi altra attività.

Presentarsi in pubblico come futura libera professionista poteva esporla. Un sito o un profilo che annunciano uno studio privato, pubblicati mentre Laura è ancora in servizio, possono entrare in conflitto con gli obblighi del suo rapporto di lavoro. Il rischio riguardava la posizione che lei voleva lasciare in modo ordinato, con i tempi che aveva scelto.

I dati dei pazienti dell’ospedale restano all’ospedale. I pazienti seguiti in reparto e in ambulatorio sono assistiti dalla struttura pubblica, e i loro dati non possono essere usati per far conoscere uno studio privato, né il ruolo in reparto può servire a indirizzare pazienti verso l’attività futura. Lo studio di Laura avrebbe dovuto farsi trovare da chi cerca uno pneumologo nella sua zona, senza liste né contatti dell’ospedale.

Progettare lo studio da dipendente, comunicarlo dopo le dimissioni

La richiesta iniziale, sito e social subito, è stata sostituita da un piano legato alle scadenze dell’uscita.

Finché Laura è dipendente si svolge il lavoro di progettazione dello studio, che non comporta alcuna comunicazione pubblica:

Quando le dimissioni sono effettive e lo studio è in condizione di aprire, il materiale già pronto entra in uso: il sito viene pubblicato, le schede vengono create e i contenuti cominciano a uscire con un calendario già definito. Ogni contenuto rispetta le regole della pubblicità sanitaria fin dal primo giorno.

Uno studio che si presenta il giorno dell’apertura

Laura arriverà alle dimissioni con il sito scritto e i contenuti, comprese le schede, già preparati. Non avrà speso in una visibilità che, finché lo studio non esisteva, non avrebbe potuto usare, né avrà esposto la propria posizione in ospedale con comunicazioni pubbliche premature. La comunicazione dello studio comincerà quando lo studio aprirà, con i materiali già pronti.

Cosa vale per chi vuole lasciare l’ospedale e mettersi in proprio

Nota sul caso. Il caso descritto è una ricostruzione: riunisce elementi tratti da situazioni diverse affrontate da OIDA Labs e ne modifica nomi, luoghi e circostanze per tutelare la riservatezza delle persone e delle strutture coinvolte. Non descrive una singola struttura né persone identificabili.

// Per approfondire

// Blog Targa, biglietti da visita e social: le regole della pubblicità del medico → // Blog Marketing per il medico libero professionista: cosa cambia rispetto alla struttura → // Settore Marketing per medici: la visibilità del libero professionista →
FAQ
// Domande frequenti

Quello che ci chiedono

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Un medico ospedaliero può aprire uno studio privato?

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Un medico ospedaliero può aprire uno studio privato a condizioni che dipendono dal suo rapporto di lavoro con l'azienda sanitaria. Con il rapporto non esclusivo esercita nel proprio studio fuori dall'orario di servizio, escluse le altre strutture pubbliche e le strutture private accreditate o convenzionate (Legge 662/1996, art. 1, comma 5; Legge 412/1991, art. 4, comma 7). Con il rapporto esclusivo, il regime di partenza per chi è stato assunto dal 1999, la libera professione si svolge in intramoenia, e nel proprio studio solo dove regione e azienda hanno attivato l'intramoenia negli studi collegati in rete (Legge 120/2007, art. 1, comma 4).
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Che differenza c'è tra rapporto esclusivo e non esclusivo per il medico ospedaliero?

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Il rapporto esclusivo lega il medico al solo Servizio sanitario nazionale: la libera professione si svolge soltanto in intramoenia e spetta l'indennità di esclusività. Il rapporto non esclusivo consente di esercitare fuori orario anche nel proprio studio, ma esclude l'intramoenia e comporta la perdita dell'indennità di esclusività e della retribuzione di risultato, oltre a una retribuzione di posizione ridotta (contratto collettivo dell'Area Sanità). Il passaggio si chiede entro il 30 novembre di ogni anno, con effetto dal 1° gennaio successivo, salvo cadenze più brevi stabilite dalla regione (D.Lgs. 502/1992, art. 15-quater).
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Il medico che lascia l'ospedale può decidere liberamente le tariffe delle visite?

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Il medico che lascia l'ospedale decide liberamente le tariffe delle visite, perché le tariffe delle professioni ordinistiche sono abrogate dal 2012 (D.L. 1/2012, art. 9). La legge impone di rendere noto il compenso prima della prestazione, in forma scritta o digitale, e il Codice di Deontologia Medica prescrive di commisurarlo alla difficoltà e alla complessità della prestazione, alle competenze richieste e ai mezzi impiegati, senza subordinarlo al risultato (art. 54). Finché il medico esercita in intramoenia, l'azienda stabilisce le tariffe d'intesa con i medici (Legge 120/2007, art. 1, comma 4).
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Un medico in pensione può fare libera professione?

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Un medico in pensione di vecchiaia può esercitare la libera professione e cumulare per intero pensione e redditi da lavoro autonomo (INPS, scheda «Cumulo pensione e reddito da lavoro»). Per ottenere la pensione va cessato il lavoro dipendente, mentre l'attività autonoma può continuare. Fanno eccezione alcune pensioni anticipate, come Quota 103, riservata a chi ha maturato i requisiti entro il 2025: fino all'età della pensione di vecchiaia è incumulabile con i redditi da libera professione, salvo il lavoro autonomo occasionale entro 5.000 euro l'anno. Chi continua a esercitare versa i contributi all'ENPAM sul reddito libero-professionale.
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Quali regole valgono per la pubblicità dello studio privato di un medico ospedaliero?

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Il medico ospedaliero pubblicizza il proprio studio privato secondo le regole valide per tutti i medici e, finché resta in servizio, entro i vincoli dell'impiego pubblico. Non può sfruttare né menzionare la propria posizione per ottenere utilità che non gli spettano (DPR 62/2013, art. 10), e i codici aziendali conformi alle linee guida ANAC vietano di orientare i pazienti verso la propria libera professione (delibera 358/2017). In intramoenia valgono anche le regole aziendali: all'ASL CN2, per esempio, la pubblicità fuori dalle forme previste comporta la sospensione dell'attività fino a tre mesi (regolamento ALPI, art. 29).
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