Voglio aprire un centro sanitario: da dove comincio?

Una fisioterapista, una psicologa e un medico dello sport nello stesso locale: in quale sequenza si prendono le decisioni prima di firmare un affitto.

In breve. Si comincia stabilendo che cosa si farà e con chi, perché da questa risposta discende la categoria dell’attività, studio o struttura sanitaria, e dalla categoria dipendono i requisiti del locale, l’iter e i tempi. La firma del contratto di locazione e le pratiche vengono dopo, quando questi punti sono chiari. Chi comincia dalla scelta del locale, o dal primo professionista disponibile, rischia di prendere un impegno incompatibile con il progetto.

Dieci anni da collaboratrice e un centro proprio

Elena è fisioterapista e da dieci anni lavora come collaboratrice in un centro di riabilitazione. Ha deciso di aprire un’attività propria e ha già individuato chi lavorerà con lei: una psicologa e un medico dello sport, che verranno in sede a giorni fissi. Vorrebbe inoltre impiegare fin dall’apertura alcune apparecchiature che conosce da anni.

Ha già comunicato il preavviso al centro in cui lavora. Da quel momento i tempi della transizione sono vincolati.

Un preavviso già dato e un immobile da scegliere

Ogni mese che separa la fine della collaborazione dall’apertura è un mese senza entrate, con le spese personali invariate. Se poi l’immobile scelto non è adatto all’attività, l’affitto si paga comunque, mentre lavori e pratiche restano fermi o vanno ripensati. Per chi si mette in proprio con i propri risparmi, i due rischi si sommano.

La domanda: chi chiamo per primo?

Elena ci ha chiesto una cosa sola: chi deve chiamare per primo tra commercialista, ufficio tecnico del Comune, architetto e Ordine professionale.

Tre consigli in conflitto e una categoria che cambia

Tre interlocutori le avevano dato indicazioni contrastanti. Il commercialista le aveva consigliato di cercare un piano terra, l’agenzia immobiliare chiedeva la firma immediata su un immobile che altri stavano valutando, e una collega le aveva assicurato che sarebbe bastata una comunicazione all’Ordine. L’Ordine, però, non è l’ente che abilita l’apertura: a seconda della Regione e dell’attività possono servire una comunicazione di inizio attività all’ASL o al Comune, una SCIA o un’autorizzazione. Ciascuno dei tre considerava un solo aspetto, senza una visione dell’intero percorso, ed Elena stava per assecondare la richiesta più pressante, quella dell’agenzia.

Con un medico e una psicologa in sede il progetto cambiava natura. Elena immaginava il proprio studio di fisioterapia, con due colleghi ospiti. Più professionisti di discipline diverse che lavorano negli stessi spazi, con un’organizzazione e un’accoglienza comuni, possono configurare, secondo la Regione, un’attività diversa dallo studio del singolo professionista, e la normativa regionale può classificarla come struttura sanitaria soggetta ad autorizzazione. Una struttura di questo tipo deve rispettare requisiti strutturali, tecnologici e organizzativi differenti, e il percorso per aprirla ha tempi propri.

Alcune apparecchiature potevano incidere a loro volta sulla classificazione. Le apparecchiature che Elena voleva usare, a seconda della Regione e del tipo, possono incidere sulla classificazione dell’attività, indipendentemente dal numero di professionisti presenti. La scelta delle dotazioni, che lei riteneva un dettaglio da definire a lavori finiti, andava quindi anticipata rispetto alla ricerca dell’immobile.

Un foglio con le decisioni in sequenza

La risposta alla sua domanda non era un nome. Abbiamo scritto con lei, su un foglio, la sequenza in cui le decisioni dovevano essere prese:

  1. che cosa farà il centro e con chi: prestazioni, professionisti, giorni di presenza e apparecchiature;
  2. quale tipo di studio o struttura ne risulta, secondo la normativa della sua Regione;
  3. quale locale serve a quella struttura, in termini di requisiti e di destinazione d’uso;
  4. quale iter va seguito e quanto tempo richiede, dalla progettazione all’avvio dell’attività;
  5. solo a quel punto, la firma della locazione e la presentazione delle pratiche.

Accanto a ogni passaggio abbiamo indicato chi interviene: il progettista per gli spazi, gli uffici competenti per l’iter, il partner legale con cui collaboriamo per la forma dell’attività e gli accordi con i colleghi, il commercialista per la contabilità. Elena segue le pratiche con i propri consulenti; il foglio stabilisce in quale sequenza e con quali informazioni interpellarli.

Con questa sequenza ogni interlocutore ha ricevuto una domanda precisa, e le risposte hanno smesso di contraddirsi.

Una firma più tardi e una data credibile

Elena ha rinunciato all’immobile proposto dall’agenzia e ne ha firmato un altro qualche settimana più tardi, dopo che il progettista ne aveva verificato l’idoneità per la struttura che intende aprire. La data di apertura si è spostata in avanti rispetto a quella immaginata al momento del preavviso; è però calcolata sull’iter effettivo, e su di essa Elena ha potuto organizzare il periodo di transizione.

Cosa vale per chi apre un centro con altri professionisti

Nota sul caso. Il caso descritto è una ricostruzione: riunisce elementi tratti da situazioni diverse affrontate da OIDA Labs e ne modifica nomi, luoghi e circostanze per tutelare la riservatezza delle persone e delle strutture coinvolte. Non descrive una singola struttura né persone identificabili. I riferimenti normativi hanno carattere generale e non sostituiscono la verifica della disciplina regionale applicabile al singolo progetto.

// Per approfondire

// Blog Autorizzazione sanitaria per lo studio medico: quando serve e quando no → // Blog Aprire uno studio medico in appartamento: destinazione d'uso, condominio e affitto → // Servizio Consulenza per l'Apertura di Poliambulatori e Studi Medici →
FAQ
// Domande frequenti

Quello che ci chiedono

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Che cosa serve per aprire un centro di fisioterapia?

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Per aprire un centro di fisioterapia serve che i fisioterapisti che vi lavorano siano iscritti all'Albo (D.Lgs.C.P.S. 233/1946, art. 5, comma 2); il resto dipende dall'organizzazione del centro e dalla regione. Il centro organizzato come ambulatorio di riabilitazione è una struttura sanitaria soggetta ad autorizzazione (D.Lgs. 502/1992, art. 8-ter) o, per esempio in Lombardia, a SCIA (L.R. 33/2009, art. 15). Lo studio del singolo fisioterapista è disciplinato da regole regionali: in Emilia-Romagna, per esempio, basta la comunicazione anche con elettromedicali, mentre per l'ATS di Milano gli apparecchi di classe IIb e III lo qualificano come ambulatorio.
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Si può firmare il contratto di affitto prima di avere l'autorizzazione sanitaria?

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Il contratto di affitto si può firmare prima dell'autorizzazione sanitaria, ma la firma vincola prima delle verifiche sul locale: la destinazione d'uso urbanistica (DPR 380/2001, art. 23-ter), i requisiti minimi della struttura da aprire (DPR 14 gennaio 1997) e, per le strutture, l'autorizzazione alla realizzazione (D.Lgs. 502/1992, art. 8-ter), secondo le procedure di ciascuna regione.
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